Colpa di liste d’attesa troppo lunghe e visite onerose.
Secondo i dati più recenti dell’ISTAT e della Fondazione Gimbe, nel 2024 circa un italiano su dieci (9,9%) ha rinunciato a curarsi, principalmente a causa delle liste d’attesa troppo lunghe (6,8%) e, in parte, per motivi economici (5,3%).
Questo fenomeno è in crescita rispetto agli anni precedenti: nel 2019 la percentuale era del 6,3%, nel 2023 era salita al 7,5%, e nel 2024 ha toccato quasi il 10%. Le fasce più colpite sono le donne, gli adulti tra i 45 e i 54 anni e, sorprendentemente, anche persone con un buon livello di istruzione.
Il problema è aggravato dal fatto che il Decreto Legge sulle liste d’attesa (DL 73/2024), pensato per migliorare la situazione, non ha ancora prodotto benefici concreti: solo metà dei decreti attuativi è stata pubblicata, e la piattaforma nazionale per il monitoraggio è ancora in fase di implementazione.

In pratica, molti cittadini si trovano davanti a un bivio: attendere mesi per una visita o un esame, oppure rinunciare del tutto. E questo, come si può immaginare, ha conseguenze gravi sulla salute pubblica, soprattutto per chi soffre di patologie croniche.
Impatto sulla salute pubblica
L’impatto sulla salute pubblica delle rinunce alle cure è profondo e preoccupante, quando milioni di persone rinunciano a visite, esami o trattamenti, le conseguenze si accumulano su più livelli:
- Peggioramento delle condizioni cliniche: senza diagnosi tempestive, molte patologie, anche gravi vengono scoperte troppo tardi, quando sono più difficili (e costose) da trattare.
- Aumento della mortalità evitabile: secondo l’ISTAT, cresce il numero di decessi che si sarebbero potuti prevenire con cure adeguate e tempestive.
- Sovraccarico del sistema sanitario: le persone che rinunciano oggi spesso si ripresentano più avanti con condizioni aggravate, richiedendo interventi urgenti e più complessi, che mettono sotto pressione ospedali e pronto soccorso.
- Disuguaglianze sanitarie: il fenomeno colpisce sempre più anche chi vive al Nord o ha un buon livello di istruzione, erodendo i tradizionali “vantaggi” territoriali e sociali.
- Costi sociali ed economici: la mancata prevenzione genera un aumento della spesa pubblica nel lungo periodo, oltre a ridurre la produttività e la qualità della vita di milioni di cittadini.
Conclusioni
Non si tratta solo di un problema individuale, ma di una crisi sistemica che mina i principi di equità e universalità del Servizio Sanitario Nazionale.
