Il mondo del non-profit internazionale sta vivendo una crisi profonda e senza precedenti. I dati più recenti diffusi da UN Women mostrano un quadro allarmante: la drastica riduzione dei finanziamenti globali sta compromettendo le reti di protezione rivolte alle persone più vulnerabili, con un impatto particolarmente pesante su donne e ragazze.
Un quadro globale sempre più fragile
Le cifre parlano da sole:
- Un’organizzazione su tre ha già chiuso o sospeso i programmi contro la violenza di genere per mancanza di risorse.
- Oltre il 40% ha dovuto ridurre servizi essenziali come rifugi, assistenza legale e supporto medico.
- La metà delle associazioni che operano in contesti di crisi rischia di interrompere completamente le attività entro sei mesi se i fondi non verranno ripristinati.
Perché sta accadendo
Il 2025 è stato uno degli anni peggiori per il settore umanitario: la raccolta fondi globale è scesa a 12 miliardi di dollari, il livello più basso degli ultimi dieci anni. Le cause principali sono diverse:
- Scelte politiche internazionali: la chiusura di USAID nel luglio 2025 e il blocco dei finanziamenti da parte degli Stati Uniti hanno eliminato il principale donatore mondiale, responsabile nel 2024 del 42% dei fondi globali.
- Tagli governativi diffusi: Canada, Francia, Germania e Regno Unito hanno ridotto in modo significativo i propri contributi
- Un clima culturale più ostile: UN Women Italy segnala la crescente influenza di movimenti anti-femministi e un cambiamento nelle priorità dei donatori, sempre meno orientati ai temi di genere.
Le conseguenze sul campo
La riduzione degli aiuti non è un semplice problema di bilancio: si traduce in un peggioramento concreto delle condizioni di vita. L’OCHA denuncia un aumento della fame, il collasso dei sistemi educativi e la perdita di servizi di protezione di base. Molte famiglie si ritrovano senza un riparo sicuro e senza supporto nei momenti di maggiore vulnerabilità.
Come sottolinea Loredana Grimaldi, Head of Fundraising di UN Women Italy, “oggi più che mai serve un ripensamento complessivo del sistema su cui si è retto finora il non-profit”.
Una strategia per reagire
Per far fronte a questa crisi, UN Women sta puntando su un modello più autonomo e meno dipendente dalle oscillazioni politiche. La nuova strategia si articola su tre direttrici:
- Maggiore coinvolgimento dei privati, per garantire continuità ai programmi anche quando i governi riducono i fondi.
- Un nuovo Comitato Fundraising, incaricato di individuare opportunità di raccolta fondi a medio termine e coinvolgere cittadini e imprese.
- Un uso più avanzato dei dati, per monitorare l’efficacia dei progetti e intercettare i nuovi trend di solidarietà legati ai diritti delle donne.

Conclusioni
La crisi del non-profit mette seriamente a rischio i programmi antiviolenza e, con essi, la tutela dei diritti fondamentali di milioni di donne. Per garantire continuità ai servizi essenziali, è necessario costruire un modello di sostenibilità che non dipenda esclusivamente dalle scelte politiche, ma che trovi forza nel sostegno diretto della società civile. Solo così sarà possibile proteggere chi è più esposto e preservare i progressi ottenuti negli ultimi decenni nella lotta contro la violenza di genere.
