In Afghanistan, sotto il regime talebano, alle donne è stato vietato non solo studiare e insegnare, ma ora anche scrivere e pubblicare libri: i testi firmati da autrici vengono rimossi da università, librerie e scuole. È uno degli attacchi più duri alla libertà femminile dall’agosto 2021, quando i talebani sono tornati al potere.
Cosa sta succedendo esattamente
- I talebani hanno proibito i libri scritti da donne in tutti gli istituti educativi: università, scuole e biblioteche.
- Sono stati ritirati circa 140 testi scritti da autrici, considerati “preoccupanti” perché ritenuti contrari alla loro interpretazione della Sharia.
- Il divieto colpisce poetesse, saggiste, docenti universitarie e ricercatrici, cancellando di fatto la produzione culturale femminile.
Storie simbolo
Una delle testimonianze più forti è quella di Leila, ex docente di Management nell’Afghanistan occidentale, secondo quanto riportato da fonti giornalistiche più autorevoli:
- aveva impiegato due anni per scrivere un manuale universitario sul project management;
- il libro era usato dagli studenti, ma è stato ritirato e vietato dopo l’arrivo dei talebani;
- quando ha chiesto spiegazioni, le è stato risposto che “non è più permesso”.
Un attacco sistematico all’istruzione femminile
Il bando dei libri scritti da donne si aggiunge ad altre misure già in vigore:
- divieto per le ragazze sopra i 12 anni di frequentare la scuola;
- esclusione delle donne da molti lavori;
- rimozione dell’insegnamento dei diritti umani e dei programmi contro le molestie sessuali;
- restrizioni all’accesso a internet in diverse province.

Perché questo divieto è così grave
- Cancella la voce pubblica delle donne, impedendo loro di contribuire alla cultura, alla scienza e al dibattito sociale.
- Rende impossibile la trasmissione del sapere femminile alle nuove generazioni.
- Trasforma la scrittura — uno degli ultimi spazi di libertà rimasti — in un atto proibito.
Conclusioni
La proibizione dei libri scritti da donne in Afghanistan non è un episodio isolato, ma l’ennesimo tassello di una strategia sistematica volta a cancellare la presenza femminile dalla vita pubblica, culturale e professionale.
