L’ageismo come problema strutturale nella sanità italiana
L’Italia è uno dei Paesi più longevi, con oltre il 24% della popolazione sopra i 65 anni. Nonostante ciò, l’assistenza agli anziani resta segnata da ageismo, una discriminazione basata sull’età che influisce su dignità, cure e diritti dei pazienti.
L’ageismo sanitario è spesso implicito, normalizzato e difficile da riconoscere, ma condiziona decisioni cliniche e organizzative.
Esclusione del paziente anziano dalle decisioni
L’età diventa un criterio tacito che orienta le scelte cliniche, fino a escludere il paziente dai processi decisionali.
In presenza di demenza, delirium o fragilità cognitive, il paziente viene spesso considerato incapace anche quando conserva capacità residue.
La comunicazione si sposta rapidamente sui familiari, senza valutazioni formali della capacità decisionale. L’età avanzata porta talvolta a ridurre le opzioni terapeutiche senza reali motivazioni cliniche.
Il quadro normativo: chi può decidere davvero
La legge 219/2017 stabilisce che solo il paziente capace può decidere; in caso contrario, decide un rappresentante legale, non i familiari.
Dal 2004 esiste la figura dell’amministratore di sostegno, pensata per modulare la tutela senza annullare l’autonomia della persona fragile.
Tuttavia, questo strumento è largamente sottoutilizzato nella pratica clinica.
Impatti clinici, etici ed economici
L’assenza di chiarezza su “chi decide” aumenta contenziosi, ritardi nelle cure e medicina difensiva.
Le decisioni diventano meno tracciabili e più vulnerabili legalmente.
Le incertezze generano costi: ricoveri prolungati, sospensioni di trattamenti, ritardi autorizzativi. Gli anziani rappresentano quasi il 40% dei ricoveri e metà delle giornate di degenza, amplificando l’impatto economico.
La doppia discriminazione: età + demenza
Le persone con demenza subiscono una forma particolarmente grave di ageismo: i caregiver decidono al posto loro, riducendo la loro voce e i loro diritti.
L’amministratore di sostegno diventa un argine essenziale contro questa deriva.
Implicazioni per industria e innovazione
Gli anziani fragili sono i principali utilizzatori di farmaci e tecnologie, ma la mancanza di un decisore legittimato può limitarne l’accesso alle innovazioni.
Colmare il vuoto giuridico significa proteggere pazienti, professionisti e sostenibilità del sistema.

Conclusioni
L’ageismo non è solo un pregiudizio culturale, ma una debolezza strutturale del sistema sanitario italiano.
La mancanza di strumenti giuridici attivati (come l’amministratore di sostegno) crea una vasta area di incertezza che compromette diritti, qualità delle cure e sostenibilità economica.
La soluzione è integrare stabilmente la valutazione legale nei percorsi di fragilità, adottare modelli proattivi e rafforzare la cultura dei diritti degli anziani.
