Il divario tra Nord e Sud resta profondo: dove il lavoro è più stabile e la cultura aziendale più aperta, i padri partecipano di più alla cura dei figli.
Negli ultimi anni il ruolo dei padri nella cura dei figli è cambiato profondamente. Le nuove generazioni mostrano un desiderio crescente di partecipare alla vita familiare fin dai primi giorni di vita del bambino, e le politiche pubbliche stanno lentamente cercando di adeguarsi. Tra queste, il congedo di paternità rappresenta uno strumento fondamentale per promuovere una maggiore equità tra madri e padri. Eppure, nonostante i progressi, il suo utilizzo in Italia non è ancora uniforme né pienamente diffuso.
In Italia oggi il congedo di paternità è usato da circa due padri su tre, ma un terzo continua a non prenderlo, e il divario tra Nord e Sud rimane molto marcato. Al Nord l’adesione è nettamente più alta, mentre nel Mezzogiorno molti padri rinunciano ancora a questo diritto.
Il divario Nord-Sud
Il punto più evidente è il divario territoriale. Nel Nord Italia il congedo è ormai una pratica consolidata: le aziende sono più strutturate, i contratti più stabili e la cultura organizzativa tende a vedere positivamente la partecipazione dei padri alla vita familiare. Al Sud, invece, la situazione è molto diversa. Qui l’uso del congedo è nettamente più basso, frenato da una combinazione di fattori: maggiore precarietà lavorativa, timore di ripercussioni sul posto di lavoro, scarsa informazione sui propri diritti e, in alcuni casi, una visione ancora tradizionale dei ruoli familiari.
Non si tratta solo di numeri, ma di un cambiamento culturale che procede a velocità diverse. Mentre in alcune aree del Paese la figura del padre “presente” è ormai normalizzata, in altre è ancora percepita come un’eccezione o addirittura come un rischio professionale. Eppure, dove il congedo viene utilizzato, i benefici sono evidenti: maggiore equilibrio familiare, sostegno concreto alla madre nei primi giorni dopo il parto, e un legame più forte tra padre e figlio fin dall’inizio.
Cosa sta succedendo davvero
- Nel 2024 oltre il 64% dei padri lavoratori dipendenti ha utilizzato il congedo di paternità, una crescita enorme rispetto a dieci anni fa.
- Nonostante questo progresso, circa un padre su tre non lo usa ancora.
- La misura prevede 10 giorni obbligatori, ma alcune aziende virtuose arrivano a concederne fino a 90.
Perché molti padri non lo usano?
Le ragioni principali che emergono dai dati e dalle analisi:
- Precarietà lavorativa: chi ha contratti instabili teme di assentarsi.
- Cultura aziendale: in alcune realtà il padre che prende il congedo è ancora visto come “meno produttivo”.
- Scarsa informazione: molti non conoscono bene i loro diritti.
- Ruoli familiari tradizionali: soprattutto nel Sud, la cura dei neonati è ancora percepita come compito materno.
Una tendenza che cambia… ma lentamente
Negli ultimi dieci anni l’uso del congedo è più che triplicato, segno che la figura del padre sta cambiando e che la condivisione della cura è sempre più riconosciuta. Tuttavia, la crescita si è stabilizzata negli ultimi anni: il salto culturale non è ancora completo.

Conclusioni
Il congedo di paternità rappresenta una delle leve più importanti per costruire una società più equa e moderna, in cui la cura non sia un compito esclusivamente femminile. L’Italia ha fatto passi avanti, ma il fatto che un padre su tre ancora non lo utilizzi e che il Sud rimanga indietro indica che il percorso è tutt’altro che concluso. Servono più informazione, più tutela per i lavoratori e un cambiamento culturale che renda naturale, e non eccezionale, la scelta di un padre di prendersi cura del proprio bambino. Solo così il congedo di paternità potrà diventare davvero un diritto pienamente esercitato e condiviso in tutto il Paese.
