In Italia mancano almeno 502 pediatri di libera scelta. Le carenze si concentrano soprattutto in tre Regioni del Nord: Lombardia (180), Piemonte (108) e Veneto (93), dove in alcune aree si supera la soglia dei 1.000 assistiti per pediatra, nonostante il recente calo demografico.
La situazione attuale
- Al 1° gennaio 2023, mancavano 827 pediatri di famiglia, secondo la Fondazione Gimbe.
- Entro il 2026, circa 1.738 pediatri andranno in pensione, e non è garantito un ricambio generazionale sufficiente.
Le cause principali
- Errori di programmazione nel fabbisogno sanitario: le borse di studio per la specializzazione non sono state coordinate con i pensionamenti previsti.
- Scarsa attrattività della professione: molti giovani medici preferiscono la carriera ospedaliera, percepita come più stabile.
- Normative complesse: l’assistenza pediatrica è obbligatoria solo fino ai 6 anni, ma nella pratica i pediatri seguono anche bambini fino ai 13 anni, complicando la pianificazione.
- Disparità territoriali: alcune zone interne o periferiche non riescono a coprire il fabbisogno, lasciando famiglie senza un riferimento sanitario.
Le possibili soluzioni
- Ridefinire le fasce d’età di competenza dei pediatri per una stima più realistica del fabbisogno.
- Rendere più attrattiva la professione, con incentivi economici e organizzativi.
- Snellire le procedure burocratiche per l’inserimento dei nuovi pediatri nel SSN.
- Attuare concretamente le riforme territoriali previste dal PNRR, favorendo il lavoro in team e la distribuzione capillare.

Ripercussioni
La carenza di pediatri in Italia ha ripercussioni serie sulla salute e sul benessere dei bambini, soprattutto nelle regioni più colpite come Lombardia, Piemonte e Veneto.
Conseguenze principali
- Accesso ritardato alle cure: I genitori faticano a trovare un pediatra disponibile, con tempi di attesa più lunghi per visite, diagnosi e vaccinazioni.
- Sovraccarico dei pediatri esistenti: Alcuni seguono oltre 1.000 bambini, ben oltre il limite raccomandato, riducendo la qualità dell’assistenza.
- Rischio per i più vulnerabili: Neonati, bambini con patologie croniche o disabilità rischiano di non ricevere un monitoraggio adeguato.
- Discontinuità assistenziale: In mancanza di un pediatra di riferimento, le famiglie si rivolgono al pronto soccorso o ai medici di base, che non sempre hanno competenze pediatriche specifiche.
- Stress per le famiglie: La difficoltà nel trovare un pediatra genera ansia, insicurezza e frustrazione nei genitori.
In prospettiva
Con oltre 1.700 pensionamenti previsti entro il 2026, il problema rischia di aggravarsi se non si attua un ricambio generazionale efficace. Senza interventi strutturali, la salute dei bambini potrebbe diventare una questione di geografia, dove l’accesso alle cure dipende dalla regione in cui si vive.
Conclusione:
Per garantire continuità e prossimità nell’assistenza pediatrica, GIMBE propone una programmazione integrata tra previsioni demografiche, numeri dei pensionamenti e scelte professionali effettive, oltre a modelli organizzativi innovativi, orientati al lavoro in team e alla riforma dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR.
