UNA NUOVA FORMA DI DISUGUAGLIANZA
La povertà climatica (spesso collegata a povertà energetica e cooling poverty) è quando caldo, eventi estremi e condizioni dell’ambiente urbano colpiscono di più le persone con meno risorse—perché non riescono a permettersi protezione, adattamenti o servizi adeguati.
Sottovalutare il caldo estremo può essere fatale. L’ipertermia, i colpi di calore, la disidratazione e lo stress cardiovascolare aumentano drasticamente con le alte temperature.
Conseguenze principali sui ceti poveri (casa, soldi e salute)
- Vulnerabilità al caldo nelle abitazioni: case poco efficienti e spesso senza raffrescamento adeguato fanno sì che le ondate di calore siano più pericolose. Se l’investimento iniziale per migliorare l’efficienza o avere climatizzazione non è sostenibile, si usano soluzioni “di fortuna” che aiutano solo in parte.
- Bollette e scelta impossibile: con picchi di consumo (climatizzazione) aumentano i costi e lo stress economico; questo peggiora la capacità di “tenere” la casa in condizioni vivibili e amplia l’impatto sui redditi bassi.
- Città più dure nelle periferie: in molte aree periferiche mancano verde, ombra e servizi di prossimità, quindi l’“isola di calore urbana” colpisce più duramente chi vive in edifici più vecchi o degradati.
Conseguenze sugli anziani (rischio sanitario e isolamento)
- Maggiore fragilità fisiologica: gli anziani hanno più difficoltà a regolare la temperatura corporea e, soprattutto durante il caldo estremo, il rischio di esaurimento da calore e colpo di calore aumenta.
- Conseguenze su patologie preesistenti: caldo e ondate prolungate possono peggiorare problemi cardiovascolari, respiratori e altre condizioni croniche; in questi casi la vulnerabilità è maggiore anche per risorse limitate.
- Aggravio da disagio sociale: oltre all’accesso (o meno) ad ambienti freschi, contano mobilità ridotta, isolamento e difficoltà a raggiungere servizi/“rifugi” durante le emergenze.
Collegamento povertà climatica – povertà energetica in Italia
In Italia si stima che la povertà energetica coinvolga circa il 9,1% della popolazione (2,4 milioni di famiglie), con effetti che non riguardano più solo l’inverno: il caldo estremo può diventare una nuova forma di ingiustizia.
Il problema è amplificato dalle ondate di calore più frequenti e intense e dalla presenza di quartieri/aree con meno condizioni di mitigazione (ombra, verde, spazi e welfare climatico).

In conclusione, la povertà climatica in Italia non riguarda solo il “meteo”: significa che gli effetti dei cambiamenti climatici (ondate di calore, peggior qualità dell’aria, eventi estremi) colpiscono in modo sproporzionato chi ha meno risorse.
Per i ceti poveri questo si traduce soprattutto in case più difficili da rendere fresche e in bollette che incidono di più, mentre per gli anziani il rischio principale è sanitario, perché il caldo estremo può aggravare condizioni croniche e aumentare la vulnerabilità, soprattutto se si sommano isolamento e difficoltà di accesso ai supporti. Per ridurre l’impatto, servono interventi che agiscano sia sulle abitazioni e sull’energia, sia sulle città e sul welfare “climatico” a protezione delle fasce più fragili.
