UN BILANCIO IN CHIAROSCURO
La raccolta e il riciclo della plastica in Italia stanno crescendo, ma il quadro è più articolato di quanto faccia pensare il semplice dato della raccolta differenziata.
I numeri più recenti
I dati disponibili per il 2025, pubblicati nel 2026 da COREPLA, mostrano:
- 1,59 milioni di tonnellate di imballaggi in plastica raccolti in modo differenziato, considerando anche i sistemi autonomi: +3,75% rispetto al 2024.
- La raccolta media è arrivata a circa 27 kg per abitante.
- Il sistema COREPLA copre il 98% della popolazione italiana.
- COREPLA ha dichiarato 969.072 tonnellate effettivamente riciclate nel 2025, pari al 49,6% dell’immesso al consumo di sua competenza, praticamente in linea con l’obiettivo europeo del 50% previsto per il 2025.
Nel complesso, oltre al riciclo, 394.316 tonnellate di imballaggi sono state destinate al recupero energetico.
Quindi, la raccolta differenziata funziona e continua ad aumentare, e anche il riciclo effettivo è cresciuto.
Ma attenzione: “raccolto” non significa “riciclato”
Questa è probabilmente la distinzione più importante.
Quando mettiamo una bottiglia o una vaschetta nel bidone della plastica, quella quantità entra nella raccolta differenziata, ma deve poi essere:
1.selezionata;
2.separata per tipologia di plastica;
3.privata delle frazioni estranee;
4.trasformata in materiale riciclato;
5.venduta a un’azienda che lo utilizzi per produrre nuovi oggetti.
Nel 2025 la raccolta urbana comprendeva circa 10,3% di materiale estraneo o neutro, cioè materiale conferito insieme alla plastica ma che non è effettivamente imballaggio plastico.
Inoltre, non tutti gli imballaggi hanno la stessa facilità di riciclo: la composizione del materiale, gli accoppiamenti tra polimeri e il formato dell’imballaggio possono rendere il riciclo tecnicamente o economicamente difficile.
C’è anche una differenza geografica notevole
La raccolta pro capite non è uniforme in tutto il Paese. Il problema italiano non è più semplicemente “gli italiani non fanno la raccolta differenziata”: in molte zone la raccolta è ormai molto sviluppata, mentre persistono forti differenze territoriali nella quantità e nella qualità della raccolta.
E c’è un problema economico
Un aspetto interessante emerso dai dati 2025 è che il riciclo non dipende soltanto dalla quantità di plastica raccolta.
La crisi dei mercati a valle del riciclo ha portato alcune aziende riciclatrici a sospendere temporaneamente il ritiro di materiali selezionati.
C’è una crisi significativa nella raccolta e gestione della plastica in quattro regioni italiane — Lazio, Emilia‑Romagna, Marche e Sardegna — dovuta non a problemi negli impianti, ma al mancato o rallentato ritiro della plastica lavorata da parte di COREPLA.
Le regioni chiariscono che gli impianti non sono il problema: la causa immediata è il rallentamento o mancato ritiro della plastica lavorata. Questo è sorprendente perché ribalta la narrativa comune: la raccolta differenziata funziona, ma il sistema si inceppa dopo, nella fase consortile.
Nonostante questo, i quantitativi avviati a riciclo meccanico sono cresciuti complessivamente del 7% rispetto al 2024.

Conclusione
L’Italia è arrivata molto vicina al 50% di riciclo degli imballaggi in plastica, ma questo non significa che “metà di tutta la plastica prodotta in Italia viene riciclata”: il dato riguarda specificamente gli imballaggi e va letto con attenzione rispetto al perimetro statistico utilizzato.
In altre parole: raccogliere la plastica è necessario, ma bisogna anche avere impianti, tecnologie e un mercato disposto ad acquistare la plastica riciclata.
