Negli ultimi mesi le scuole italiane sono finite al centro dell’attenzione per una serie di episodi gravi: aggressioni tra studenti, atti di bullismo e violenze. Filmati e foto circolano rapidamente sui social, amplificando la percezione di insicurezza e trasformando luoghi che dovrebbero essere protetti in spazi segnati da conflitti e sopraffazioni.
Secondo il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, questi comportamenti sono il sintomo di un forte malessere emotivo. È vero che oggi i social rendono visibili situazioni che un tempo rimanevano nascoste, ma non si può ignorare il contesto in cui crescono i ragazzi: gli effetti della pandemia, l’isolamento, l’incertezza economica e sociale hanno lasciato segni profondi.
Un’età sempre più bassa e una fragilità emotiva crescente
Un elemento particolarmente preoccupante è l’età dei protagonisti, sempre più giovani. Bambini e preadolescenti manifestano rabbia, frustrazione e bisogno di controllo prima ancora di aver imparato a riconoscere e gestire le proprie emozioni.
- Competenze emotive deboli: l’autoregolazione non è innata, si sviluppa nel tempo grazie a relazioni stabili e significative. Oggi però i ritmi familiari e sociali sono più frenetici e frammentati.
- Modelli distorti: molti giovani interiorizzano modelli culturali che esaltano forza, dominio e aggressività (mascolinità tossica) oppure ruoli di passività e sottomissione (stereotipi femminili). Questi schemi vengono appresi in famiglia, nei media e soprattutto nei linguaggi digitali.
Un sistema educativo in difficoltà
La responsabilità non ricade su un singolo attore, ma su un intero ecosistema educativo che fatica a reggere:
- La scuola è chiamata a rispondere a problemi sempre più complessi, ma dispone di risorse limitate.
- Le famiglie vivono pressioni economiche, emotive e organizzative che riducono il tempo e l’energia da dedicare all’ascolto.
- L’ambiente digitale spesso premia l’aggressività: insulti, umiliazioni e violenza diventano contenuti virali, trasformandosi in modelli di comportamento quotidiano.

Conclusioni
Contrastare la violenza nelle scuole significa prima di tutto smettere di considerarla “normale”. Occorre lavorare ogni giorno sul linguaggio, sui ruoli e sulle rappresentazioni che influenzano i giovani, creando spazi di ascolto e riconoscimento. Solo così si può interrompere la spirale di fragilità che alimenta questi comportamenti.
