IMPEGNO CONGIUNTO
Confeuro Giovani – Accademia Iniziativa Comune – con la collaborazione delle associazioni Over50 – APS Academy e del Tulipano Bianco – A.p.s., valutati i vuoti normativi a fronte di un fenomeno che si espande a macchia d’olio – di comune accordo – consapevoli dei rischi a cui vanno incontro gli anziani e soprattutto quelli della quarta età e i grandi vecchi, concordano di approfondire lo stato delle cose a seguito dall’allungamento delle aspettative di vita.
LA VITA SI ALLUNGA!
Ma quali condizioni di vita?
È un dato di fatto che la nostra Costituzione non contempla una tutela specifica dei diritti delle persone anziane della Terza e Quarta Età. La Carta costituzionale si è limitata a prevedere alcune misure assistenziali in caso di vecchiaia. Diverso è stato invece l’atteggiamento delle istituzioni dell’Unione Europea che, nella Carta dei diritti fondamentali, siglata nel 2000, ha dedicato un articolo specifico ai diritti delle persone anziane, l’art. 25 per il quale: “L’Unione riconosce e rispetta il diritto delle persone anziane di condurre una vita dignitosa e indipendente e di partecipare alla vita sociale e culturale”. Comunque nella Costituzione l’assenza esplicita del tema non impedisce di rinvenire in essa sicure fondamenta alle quali ancorare la definizione dei diritti delle persone anziane, innanzitutto partendo dai principi di solidarietà e di uguaglianza. Purtroppo le regole attuali sono estremamente evasive e superficiali, mentre il fenomeno si sviluppa in modo esponenziale in considerazione dell’aumento della durata della vita media e la progressiva modifica della struttura demografica, pongono nuove sfide e opportunità che richiedono un ripensamento della concezione dell’invecchiamento e della vecchiaia.
GLI ANZIANI CRESCONO
L’invecchiamento della popolazione in Italia rispecchia lo stesso fenomeno di molti altri paesi occidentali. Inevitabilmente le persone anziane (soprattutto nella fascia definita “quarta età”) stanno aumentando rispetto al totale della popolazione. Ne consegue che anche le strutture ricettive e mediche vanno adeguate. Non si può tacere che la vecchiaia causa il decadimento cognitivo che colpisce un numero sempre crescente di ultra 70enni. È in questa direzione riprogettare l’architettura del sistema, puntando sulla prevenzione con équipe professionali la cui opera deve svolgersi presso chi soffre. Diversamente si va nella direzione opposta con case di cura “non descrivibili” ed in alternativa in dormitori ospedalieri dove il personale non sempre è all’altezza delle esigenze degli anziani.
SOCIETÀ DEL BENESSERE
L’invecchiamento della popolazione, che caratterizza le società del benessere, preoccupa i sistemi sanitari. La stima dell’OMS, d’altronde, parla di un raddoppio delle patologie croniche negli over 70 per il 2030. Per questo si propone un nuovo indicatore demografico che dovrebbe aiutare i governi a valutare le implicazioni dei sostanziali cambiamenti intergenerazionali e formulare strategie d’intervento. Al centro dell’attenzione sono gli “oldest old”, per noi i “vecchi”, cioè convenzionalmente gli over 75 o la quarta età, e la chiave è il rapporto che lega “oldest old” e “young retired” cioè pensionati giovani o comunque 50-74enni attivi.
LA VECCHIAIA IMPERVERSA
Non solo soltanto gli anziani ad aumentare, ma anche i grandi anziani: basti pensare al nostro paese, dove l’aggiornamento Istat 2005 ha indicato il 19,5% degli italiani oltre i 65 anni d’età, con una previsione del 34% nel 2050, e un numero di centenari (9.269) triplicato in 15 anni. Secondo gli autori ginevrini dell’analisi, il modello degli studi sull’invecchiamento della popolazione, basato sulla suddivisione tra giovani-adulti che lavorano e anziani, non riflette i mutamenti effettivi.
RISORSE INSUFFICIENTI
Per fronteggiare la situazione occorrerebbe un forte aumento di risorse per l’assistenza degli anziani non autosufficienti, atteso che le famiglie sono costrette a fare ricorso a personale di assistenza. Una scelta spesso obbligata, che pesa sulle famiglie. I numeri che circolano parlano che in Italia si spendono oltre 13.000 euro di costi diretti per anziano. Il problema esiste e va affrontato.
RESTIAMO AI FATTI
La Carta fondamentale delle situazioni gravi e delle conseguenze gravissime a cui sono sottoposti involontariamente gli anziani della 4° età, ne parla in termini insufficienti, anche se la stampa non trascura le denunce. Sono un riferimento prezioso i volontari, altrimenti, senza supporto, molti ultra ottantenni non avrebbero mai raggiunto il traguardo, inteso come avanzamento di aspettative di vita.
Sia la Costituzione garante degli anziani in età avanzata e i grandi anziani che vivono in sofferenza ma con grande orgoglio e dignità.
La Costituzione è il documento che sancisce i valori fondamentali di una nazione. “Anche nella fragilità, l’essere umano merita rispetto, ascolto e protezione.”
Dare agli anziani un ruolo attivo nella società
Gli anziani non devono sentirsi emarginati ma devono sentirsi utili. Non devono solo essere destinatari di cure, ma portatori di memoria, cultura e saggezza: riconoscerlo a livello costituzionale darebbe loro un ruolo attivo nella società. Impegnare le istituzioni nella Costituzione aiuterebbe a combattere la discriminazione basata sull’età e a promuovere una visione più inclusiva e intergenerazionale.
Gli anziani sono stati a loro volta giovani e i giovani diventeranno a loro volta anziani. Non devono essere emarginati ma inclusi nella società, rispettati, compresi e amati come tutti vorremmo essere quando entreremo nella quarta età.
TRA LE RAGIONI
Come si fa a dimenticare quegli sguardi, dai piani alti di case senza ascensore, di anziani con difficoltà di movimento. E noi? E noi, niente. Passiamo oltre. Eppure la quarta età è tra noi e noi facciamo quasi di tutto per ignorarla, rifuggirla, scansarla. Già parlarne può essere una “cosa”. La vita degli anziani in appartamenti “prigioni” per anziani fragili e difficoltà a deambulare, denuncia uno degli aspetti di maggiore rilevanza sociale delle nostre città: la libertà di vivere pienamente l’ambiente da parte di tutti. Il tema del rapporto città anziani è una sfida del futuro.
Più anziani, più fragili, più soli
Occorre ribaltare la concezione dell’essere in difficoltà, non per volontà. Considerate le circostanze servono nuovi modelli abitativi che assicurino assistenza e contrasto alla solitudine. Non è uno scherzo, è un problema vero. E con gli anni può diventare il problema dei problemi. Diventiamo sempre più vecchi, i vecchi in molte città e in molti paesi saranno un numero molto più alto dei giovani, ma abitano case prigioni, non hanno gli ascensori, e un anziano su tre con problemi motori finisce autoseppellito. Anche gli anziani del nuovo secolo hanno di uscire e andare al bar, fermarsi sotto il portico e bagolare con il conoscente, fermarsi a vedere cosa succede in un cantiere vicino, di andare all’edicola e comprare il giornale, fare vita sociale. Non è una bella prospettiva. Già la vecchiaia per molti è una mezza prigionia, evitiamo di farla doppia solo perché ci avvolge l’indolenza o non abbiamo idea da dove cominciare. Oggi è diventato tutto economico. Tanto paghi tanto sei servito. Poco paghi poco sei servito.
L’economicità non può mangiare l’umanità. Diamoci una mossa: i giovani e gli anziani sono un patrimonio dell’umanità. Più di un ponte, più di un portico, più di un castello.
REALMENTE OGGI IN COSTITUZIONE
La Carta con gli art. 3 -31 e 38 affronta genericamente il dramma degli anziani in difficoltà fisica, bisognosi di assistenza per la non autosufficienza in tutte le direzioni.
Articolo 3
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Articolo 31
“La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo [cfr. art. 37″
Articolo 38
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L’assistenza privata è libera.”
GRIDO DI CHI NON HA VOCE
Nella totale disperazione ed in preda allo sconforto gli anziani (per il Governo 80 anni) un grido soffocato di chi si sente abbandonato in quanto scopre che oltre ad alcune norme specifiche, fino al 2023 non c’erano per gli anziani regole tese ad agevolare le serie difficoltà DI CHI VIVE LA 3° e 4° ETÀ NELLA DISPERAZIONE DEL BISOGNO.
LEGGE DELEGA N.33/2023
Con Draghi Presidente del Consiglio è stata approvata la “Legge 33/2023 (Legge delega per le politiche in favore delle persone anziane). Il Governo in carica nel merito è intervenuto con Decreti Legislativi. Pur consci dell’enfasi di molti esponenti del governo in carica ci si è resi contro che la legge 33/2023 – pubblicata il 30 marzo 2023 e in vigore dal 31 marzo 2023 – non affronta con un dibattito mirato i problemi dell’anzianità ma è soltanto una semplice delega al Governo in carica per riordinare e semplificare le politiche a favore delle persone anziane, non autosufficienti. All’uopo sono da richiamare: il Decreto n.29 del 19 marzo 2024, conosciuto anche come “Patto per la Terza Età”. Questo decreto apparentemente introduce novità volte a migliorare la vita degli anziani, ma giudicato dagli esperti un palliativo. Siamo costretti ad evidenziare che il “Decreto Anziani”, tanto richiamato, avrebbe dovuto contenere le norme attuative della legge di riforma in favore e per l’assistenza agli anziani (L. 33/2023) obbligatoria in quanto prescritta dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), in buona sostanza se n’è lavato le mani.
MILLE EURO AL MESE AGLI ANZIANI
Reddito universale 1000 euro mese agli anziani in difficoltà, purché abbiano superato la soglia di 80 anni con in ISEE sotto ai 6.000 euro.
CON QUESTI PALETTI l’eventuale assegno andrà solo a poche migliaia dei 3,3 milioni di persone non autosufficienti. Il presidente dell’Esecutivo “orgogliosa per il Patto sulla terza età” e per più di 1 miliardo di euro in due anni e l’avvio della sperimentazione di una prestazione universale che consentirà di aumentare di oltre il 200% l’assegno di accompagnamento degli anziani più fragili e bisognosi: diamo finalmente risposte concrete ai bisogni dei nostri oltre 14 milioni di anziani, ai non autosufficienti e alle loro famiglie”.
PROPAGANDA O SOSTANZA
Noi optiamo per la prima …
La realtà è molto diversa. Ciò che il consiglio dei ministri ha varato è un primo Decreto legislativo della legge nazionale sulla non autosufficienza. La norma quadro è stata approvata il 3 marzo 2023 (legge 33) figlia della battaglia decennale dei pensionati organizzati che chiedevano tutele ed assistenza per i 3,3 milioni di persone non autosufficienti e le loro famiglie. Invece siamo difronte alla solita cornice a cui mancano i contenuti.
DAL DICASTERO PREPOSTO
Il “decreto anziani” avvia con cautela una prima fase di sperimentazione biennale: da gennaio 2025 fino a dicembre 2026. Agli anziani che hanno i requisiti sarà erogata la “prestazione universale”, pari alla somma dei 531,76 euro mese della indennità di accompagnamento e gli 850 euro del nuovo provvedimento, per un totale di circa 1.380 euro mensili. Poi viene precisato che della “prestazione universale” potrà godere, per il momento, una mini-platea di circa 25mila persone già titolari dell’indennità di accompagnamento, non autosufficienti, almeno 80enni, in condizioni molto gravi e con ISEE non superiore a 6mila euro.
ASETTICAMENTE
Non sta a noi criticare, né additare chi gestisce la cosa pubblica, ma ormai siamo una società che invecchia, quindi è necessaria una riorganizzazione delle politiche sociali, che sia più adeguata e che dia più attenzione ai bisogni degli anziani, basata su una rete territoriale di servizi che sostenga realmente le persone più fragili riconsegnando loro più autonomia Questo significa che lo Stato, e tutte le sue propaggini istituzionali, approntino nuove scelte politiche e organizzative in grado di mettere al centro della propria azione il progetto di una società civile solidale e accogliente. D’altronde la Costituzione enuncia tre princìpi tutti egualmente riferibili alla condizione dell’anziano.
Art. 3 – il principio di giustizia sociale che ritiene compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana, il principio di solidarietà.
Art.2 – assegna alla Repubblica il compito di riconoscere e di garantire i diritti inviolabili dell’uomo e che richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà economica e sociale.
Art.32 – il principio del diritto alla salute che affida alla Repubblica il compito di tutelare la salute dell’individuo e di garantire cure gratuite agli indigenti.
I CITTADINI VANNO INFORMATI – GARANZIE AGLI ANZIANI
Per raggiungere chiunque desideri conoscere lo stato delle cose, noi lo facciamo costituendo con la diretta partecipazione di chiunque vuole dare del suo, per sensibilizzare le Istituzioni, ma la figura primaria a nostro avviso è il Capo dello Stato SERGIO MATTARELLA a cui far pervenire Uno-Dieci-Centomila messaggi che richiamano la gravità e l’urgenza di un suo intervento ai due rami del PARLAMENTO, affinché si attuino integralmente i contenuti della legge n. 33/2023 invitando altresì il Governo nella qualità di delegato della su citata legge delega per la tutela degli Anziani in un Paese la cui popolazione invecchia in fretta e gli Anziani, a breve, saranno oltre la metà dei suoi abitanti.
UN SUGGERIMENTO D’ACCHITO
Negli interessi generali degli anziani che sono gli unici a farne le spese moralmente e realmente: Una proposta senza giri di parole né leggine costituzionali che, per essere approvate, tra il dire e il fare impiegano un lustro. Si sa quando viene presentata ma nulla è dato sapere ove mai giungesse al traguardo.
NELL’IMMEDIATO:
A) un fondo nazionale permanente da supportare con i ricavi della lotta agli evasori e ai tanti furbetti che si affidano agli alchimisti del non pagare le tasse che fanno l’impossibile per far risultare legale le tecniche di erosione fiscale. Qualche spicciolo da ritagliare sulla corsa al riarmo (5% del PIL) e perché no! Un millesimo della spesa pubblica la cui entità sostanzialmente è sconosciuta.
B) Nel mentre, una vera riforma sull’anzianità che comprenda tutti, esentando chi vive nel dolore, nel bisogno degli altri da tasse e balzelli, bollette e minacce di sequestri coatti se per mancanza di soldi non si è pagata una “bolletta”.
C) Del resto è più che noto che oltre la metà dei lavoratori in quiescenza è costretto a vivere con pochi euro al mese, con privazioni e digiuni. Sono questi gli eroi a MANI VUOTE che fanno un’esistenza che, noi per rispetto della loro dignità, omettiamo di pronunciare.
Una democrazia come la nostra, la cui sovranità appartiene al popolo deve assumere ogni iniziativa per dare un senso a coloro che sono costretti a vivere vite spezzate, nel dramma dell’impossibile. Occorre una rinnovata coscienza sociale che vada oltre il consenso, legando tutto alle croci sulle “scheda”. Un provvedimento veloce e bipartisan perché alle privazioni, in un paese Civile e Democratico, il bastone non deve fare ombra. Altruismo Tolleranza, amore e dolore nella vita non hanno vessilli né bandiere.
ACCADEMIA INIZIATIVA COMUNE
