Dopo mesi di trattative, Stati Uniti e Unione Europea hanno raggiunto un accordo che prevede dazi del 15% su una vasta gamma di merci europee esportate negli USA, a partire dal 1° agosto 2025. L’intesa ha evitato l’ipotesi peggiore: dazi al 30%, ma resta comunque un colpo pesante per il Made in Italy.
Impatto sull’Italia
L’Italia è tra i Paesi più colpiti, perché:
- Gli USA sono uno dei principali mercati di sbocco per l’export italiano.
- I settori più esposti sono meccanica, moda, agroalimentare, farmaceutico e automotive.
Secondo le stime:
- L’export italiano verso gli USA potrebbe ridursi di 22,6 miliardi di euro.
- Il danno stimato per il PIL italiano è di circa 0,2%.
- Il settore vinicolo rischia 317 milioni di perdite nel primo anno, con rincari fino al 30% per bottiglia.

Chi paga davvero?
- I consumatori americani vedranno aumenti di prezzo su prodotti europei.
- Le aziende italiane dovranno scegliere se assorbire i costi o aumentare i prezzi, perdendo competitività.
- Alcuni settori strategici (come aeromobili e dispositivi medici) sono esclusi dai dazi, ma altri come acciaio, alluminio e farmaci sono penalizzati.
Un accordo “asimmetrico”
- L’UE ha accettato dazi al 15% senza imporre contromisure equivalenti.
- Gli USA mantengono dazi più bassi sulle importazioni europee (circa 5%).
- L’Europa si è impegnata a investire 600 miliardi di dollari negli USA e ad acquistare 150 miliardi in energia e armamenti.
Conclusioni
Questo accordo è un compromesso doloroso ma inevitabile che evita il peggio, ma lascia l’Italia e l’Europa in una posizione fragile con un impatto economico diretto, soprattutto su settori trainanti come moda, vino e meccanica.
Le imprese italiane dovranno investire in innovazione, diversificare mercati e ridefinire le catene di fornitura. In definitiva si tratta di una stretta economica che richiederà resilienza, strategia e lungimiranza.
