A dieci anni dall’Accordo di Parigi, il mondo non è ancora sulla traiettoria per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C, ma alcuni progressi sono stati fatti: se nel 2015 le proiezioni indicavano un aumento di 3,6 °C entro il 2100, oggi le politiche in vigore porterebbero a circa 2,6–2,7 °C, segno che intervenire è possibile.
Secondo il Rapporto Copernicus il 2025 è previsto essere uno dei tre anni più caldi mai registrati, insieme al 2023. Questi dati sottolineano l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico e le sue conseguenze.
L’obiettivo di contenere l’aumento del riscaldamento globale entro il grado e mezzo sembra ormai irragiungibile. Inoltre Un po’ ovunque avanzano destre scettiche o negazioniste sul clima.
La COP30, che si stà tenendo in questi giorni in Brasile, arriva in un contesto di scarsa attenzione pubblica, complice la presenza dominante di altre crisi internazionali e l’avanzata politica di forze scettiche sul clima. Inoltre, decisioni geopolitiche come l’uscita degli Stati Uniti dagli impegni di Parigi sotto Trump e il rallentamento degli obiettivi europei rendono la finestra politica per agire più stretta.
Nonostante ciò, la COP in Brasile appare meno pessimista perché il governo di Lula ha un approccio più favorevole alla protezione dell’Amazzonia rispetto agli ultimi Paesi ospitanti.
La situazione in Italia
Secondo l’analisi del think tank ECCO, l’Italia è molto indietro nell’attuazione del proprio piano energetico-climatico (PNIEC), con un tasso di realizzazione intorno al 20%. Settori come trasporti e consumi domestici non mostrano progressi, e la diffusione delle auto elettriche è lontanissima dagli obiettivi del 2030. ONG come Re:Commons denunciano una forte influenza delle aziende fossili (ENI, SNAM) sulla politica e ricordano come banche e istituzioni pubbliche continuino a sostenere progetti ad alta intensità di carbonio.
Ma quello che emerge dall’analisi è che nei settori che sono diventati più inquinanti nel tempo, come trasporti e consumi delle famiglie, non sembra esserci alcuna spinta politica a fare meglio.
Rendere le nostre economie più sostenibili sembra già una sfida politicamente troppo impegnativa, ma non è la cosa più difficile.
La sfida globale
La COP30 ha come obiettivo principale quello di affrontare le sfide legate ai cambiamenti climatici attraverso una serie di iniziative e impegni come:
Promuovere strategie per aiutare le comunità a adattarsi agli impatti già in corso del cambiamento climatico, come eventi meteorologici estremi e innalzamento del livello del mare.
Favorire una transizione energetica giusta ed equa, riducendo gradualmente l’uso dei combustibili fossili e aumentando l’adozione di energie rinnovabili.
Accelerare la decarbonizzazione globale, e facilitare la cooperazione tra i paesi per condividere tecnologie, conoscenze e risorse necessarie per affrontare le sfide climatiche.
Questi obiettivi mirano a creare un piano d’azione globale per affrontare il cambiamento climatico in modo efficace e sostenibile.
La transizione climatica richiede anche ingenti risorse per aiutare i Paesi poveri, più vulnerabili agli impatti climatici. Gli Stati ricchi avevano promesso 200 miliardi di dollari, ma le necessità reali sono almeno sei volte superiori e i fondi già promessi non sono ancora stati pienamente erogati. Tra le proposte innovative c’è la “Tropical Forest Forever Facility”, che punta a finanziare la protezione delle foreste tramite investimenti.

Conclusione
Dieci anni dopo Parigi, molte difficoltà rimangono, ma una cosa è certa: la crisi climatica può essere contenuta, senza sacrificare crescita economica o benessere. Le soluzioni esistono, ma richiedono scelte politiche coraggiose, cooperazione internazionale e coinvolgimento attivo della società civile.
Nonostante la gravità della situazione, gli esperti sottolineano che invertire la rotta è ancora possibile. Non è semplice, ma è possibile, a patto di volerlo davvero e agire con decisione.
