PARITÀ O OBBLIGO?
Dal 1° luglio 2025, la Danimarca ha introdotto un cambiamento radicale: le donne, che prima potevano solo arruolarsi volontariamente, ora rientrano nel meccanismo di sorteggio obbligatorio per il servizio militare. Durante la cosiddetta Giornata della Difesa, ragazze e ragazzi partecipano a test e visite mediche per verificarne l’idoneità. Se non si raggiunge il numero minimo di volontari, si procede con un sorteggio tra gli idonei.
Questa riforma non si limita ad ampliare la platea: il servizio verrà esteso dagli attuali 4 mesi a 11 mesi a partire dal 2026.
Il confronto nordico – Norvegia e Svezia apripista
La Danimarca segue così le orme di Norvegia e Svezia, che hanno adottato misure simili negli ultimi anni. La Norvegia, dal 2016, ha reso il servizio militare obbligatorio anche per le donne, ma con un approccio diverso: non si ricorre al sorteggio, bensì si selezionano i candidati (uomini e donne) in base a motivazione, merito e idoneità fisica e psicologica. Questo ha permesso di costruire una forza armata motivata e qualificata, pur garantendo equità.
La Svezia ha invece reintrodotto la leva nel 2017, estendendola alle donne. Qui si adotta un sistema simile a quello danese, con sorteggio tra gli idonei nel caso in cui i volontari siano insufficienti. Anche in Svezia, il servizio dura tra i 9 e gli 11 mesi e prevede un’opzione di obiezione di coscienza, che consente di svolgere un servizio civile alternativo.
Considerazioni generali
Tutte e tre le nazioni dimostrano una tendenza comune verso una difesa più inclusiva, ma con sfumature diverse:
- La Norvegia punta su qualità e motivazione.
- La Svezia e la Danimarca mantengono il sorteggio come strumento di equilibrio numerico.
- La Danimarca, essendo l’ultima ad adottare la misura, ha scelto anche di aumentare la durata del servizio, segno di un impegno più forte e strutturato.

Conclusioni
Se da un lato l’inclusione delle donne nel servizio militare obbligatorio può sembrare un passo avanti verso la parità di genere, dall’altro si aprono interrogativi complessi e controversi che meritano una riflessione più profonda.
Estendere il sorteggio anche alle donne non garantisce automaticamente una parità sostanziale. Il rischio è che si tratti di una misura simbolica, più orientata all’immagine che alla reale inclusione:
- Le donne sono ora soggette agli stessi obblighi, ma non sempre alle stesse condizioni operative o di carriera.
- Il sorteggio non tiene conto di aspetti come prospettive personali, impegni familiari, orientamento professionale, che spesso impattano diversamente sulle donne.
- La parità formale potrebbe nascondere una mancata analisi dell’effettiva partecipazione femminile nelle forze armate.
