In Europa nel 2025 circa il 32,7% della popolazione (16–74 anni) ha usato strumenti di AI generativa; in Italia la quota è molto più bassa: 19,9%, collocando il Paese tra gli ultimi dell’UE e segnalando un forte divario territoriale e di contesto d’uso (personale vs professionale vs istruzione).
Dati chiave e quadro sintetico
I dati mostrano una netta prevalenza dell’uso per finalità personali rispetto a quello professionale e formativo, delineando un quadro in cui le modalità di adozione risultano ancora molto diversificate.
- Diffusione UE (2025): 32,7% della popolazione 16–74 anni ha usato AI generativa.
- Italia (2025): 19,9%, terzultima tra i 27 Stati membri; peggio fanno solo Romania e Bulgaria.
- Uso per finalità personali: 25,1%; professionale: 15,1%**; istruzione formale: 9,4% — l’adozione è quindi più radicata nelle attività individuali quotidiane che nei contesti lavorativi o scolastici.
Paesi leader: Danimarca 48,4%, Estonia 46,6%, Malta 46,5% — il divario tra Paesi supera i 30 punti percentuali.
Nel nostro Paese meno di un individuo su cinque dichiara un’esperienza diretta con strumenti di AI generativa, una quota che risulta nettamente inferiore rispetto a quella osservata nei Paesi leader.
Cosa significa per l’Italia
Il posizionamento dell’Italia in questo gruppo evidenzia come l’utilizzo dell’AI generativa resti ancora limitato nel contesto nazionale rispetto alla maggioranza degli Stati membri.
La bassa penetrazione suggerisce problemi su alfabetizzazione digitale, offerta formativa e accesso a strumenti avanzati.
Investimenti in formazione professionale, progetti pilota nelle scuole e incentivi per PMI possono ridurre il divario e creare valore economico e occupazionale.
Considerazioni chiave
- Formazione: aggiornare curricula scolastici e corsi per lavoratori; puntare su competenze pratiche (prompt engineering, valutazione output).
- Infrastrutture: connettività e accesso a strumenti cloud per scuole e PMI.
- Regolazione e governance: allineare iniziative locali con l’AI Act e linee guida europee per responsabilità e trasparenza.
Rischi, limiti e azioni pratiche
- Rischi: esclusione digitale, disinformazione generata dall’AI, gap occupazionale tra chi ha competenze e chi no.
- Azioni pratiche consigliate: lanciare corsi brevi per insegnanti e PMI; promuovere laboratori pratici; usare bandi regionali per sperimentazioni; integrare valutazioni etiche e di qualità negli acquisti pubblici.

Conclusione
L’adozione dell’AI generativa in Europa nel 2025 mostra un quadro eterogeneo: mentre alcuni Paesi guidano con tassi di utilizzo elevati, l’Italia resta indietro con una penetrazione significativamente più bassa. Questo divario non è solo numerico ma riflette differenze in competenze digitali, accesso alle infrastrutture e integrazione nei contesti formativi e professionali.
Per ridurre il ritardo e trasformarlo in opportunità servono tre azioni coordinate: formazione mirata (insegnanti, lavoratori, PMI), investimenti infrastrutturali (connettività e accesso a strumenti cloud) e sperimentazioni locali con governance trasparente e allineata all’AI Act. Intervenendo su questi fronti si può passare da un uso prevalentemente personale a un’adozione responsabile e produttiva nei settori dell’istruzione, del lavoro e dell’innovazione territoriale.
