L’appuntamento del 10 dicembre giorno in cui la Commissione europea avrebbe dovuto pronunciarsi sullo stop al 2035 per la produzione di auto col motore a combustione, è in pratica saltato.
Cosa è successo
- Rinvio della pronuncia: la Commissione non ha preso una posizione definitiva, segno che il tema è ancora molto controverso.
- Motivi del rinvio: pressioni politiche e industriali, soprattutto da parte di alcuni Stati membri (come Germania e Italia) e delle case automobilistiche, che chiedono più tempo e maggiore flessibilità.
- Questione aperta: non si tratta di un abbandono del progetto, ma di una sospensione per rivedere modalità e tempi della transizione.
Implicazioni
- Industria automobilistica: le aziende restano in attesa di regole chiare per pianificare investimenti su elettrico, e-fuel e biofuel.
- Consumatori: l’incertezza rende difficile capire quale sarà la scelta più conveniente e sostenibile nei prossimi anni.
- Politica climatica: il rinvio rischia di rallentare gli obiettivi di riduzione delle emissioni, ma apre la porta a soluzioni tecnologiche alternative.

Il futuro della mobilità elettrica in Italia al 2035
Le colonnine di ricarica per le auto elettriche sono ancora largamente insufficienti. Il mercato italiano è sicuramente in ritardo rispetto agli altri grandi paesi d’Europa ma ha un grande potenziale di crescita sull’elettrico grazie a investimenti sulla rete di ricarica.
Però è proprio questo clima a essere messo in discussione: perché comprare un’auto elettrica se i governi nazionali e le istituzioni europee vogliono conservare l’esistente e a promettere modifiche affinché le termiche restino a dominare? A questo punto non possiamo rimanere sorpresi dal predominio della Cina se non si ha né da parte italiana né da parte europea una spinta all’innovazione.
Conclusioni
Il rinvio del 10 dicembre mostra che lo stop alle auto termiche dal 2035 non è più un percorso lineare: l’Europa sta cercando un compromesso tra sostenibilità ambientale, tutela dell’occupazione e libertà tecnologica.
