Cosa mostrano i primi dati 2025
Quando l’Istat ha diffuso, a novembre, le prime anticipazioni della terza indagine sulla violenza contro le donne, un aspetto è emerso con forza: la disabilità continua a essere un fattore che aumenta il rischio di subire violenza. Non si tratta di un dettaglio marginale, ma di un elemento strutturale che rende alcune donne più esposte ad abusi fisici, psicologici, economici e sessuali.
Negli ultimi anni le ricerche Istat hanno evidenziato come la violenza non colpisca tutte allo stesso modo. Età, condizioni economiche, contesto familiare, origine culturale e, appunto, disabilità influenzano sia la probabilità di subire violenza sia la possibilità di denunciarla. I dati del 2025 confermano pienamente questa tendenza.
Perché la disabilità aumenta la vulnerabilità
Le donne con disabilità vivono spesso una condizione di dipendenza più marcata rispetto agli uomini con disabilità e alle donne senza disabilità. Questa dipendenza può riguardare:
- l’assistenza quotidiana, spesso affidata a partner, familiari o caregiver
- la gestione del denaro, non sempre autonoma
- la mobilità, che può limitare la possibilità di allontanarsi da situazioni rischiose
- l’accesso ai servizi, più difficile soprattutto nei territori con scarse risorse
Questi elementi creano un contesto in cui la violenza può essere più facile da esercitare e più difficile da riconoscere o denunciare.
Forme di violenza più frequenti o più intense
Le precedenti indagini Istat avevano già mostrato che le donne con disabilità subiscono:
- più violenza psicologica, spesso legata al controllo o alla minaccia di interrompere l’assistenza
- più violenza economica, perché la gestione delle risorse è spesso nelle mani di chi le assiste
- più violenza fisica e sessuale, soprattutto quando la donna ha limitata autonomia di difesa o movimento
- maggiore isolamento, che ostacola la richiesta di aiuto
I primi dati del 2025 indicano che queste dinamiche non solo persistono, ma in alcuni casi si aggravano, in particolare tra le donne più giovani e in situazioni di convivenza forzata.

Il problema della denuncia
Uno dei nodi più critici riguarda la possibilità di denunciare. Le donne con disabilità incontrano ostacoli aggiuntivi, come:
- barriere fisiche nei luoghi dedicati all’ascolto
- difficoltà comunicative per chi ha disabilità sensoriali o cognitive
- paura di perdere l’unica persona che fornisce assistenza
- sfiducia nelle istituzioni, percepite come poco preparate
Tutto questo contribuisce a una forte sottostima del fenomeno: i casi registrati rappresentano solo una parte di quelli reali.
Una violenza che riguarda l’intero sistema
Il fatto che la disabilità emerga come fattore di rischio nei dati Istat del 2025 non è un semplice dato statistico. È un segnale che richiama l’attenzione su un problema più ampio: la violenza contro le donne con disabilità è anche il risultato di un sistema che non garantisce piena accessibilità, tutela e supporto.
Affrontare il tema significa lavorare su:
- servizi realmente accessibili
- formazione adeguata degli operatori
- qualità dell’assistenza
- una cultura della cura più rispettosa
- istituzioni capaci di intercettare chi non può chiedere aiuto
Se vogliamo parlare seriamente di prevenzione e diritti, dobbiamo riconoscere che non tutte le donne partono dalle stesse condizioni. Le donne con disabilità hanno bisogno di strumenti e percorsi specifici, perché la disabilità non è solo una condizione individuale: è una lente che mette in evidenza le fragilità e le ingiustizie della nostra società.
