Secondo l’EF English Proficiency Index 2024 l’Italia è molto indietro: 46° su 116 Paesi nel mondo e 32° su 35 in Europa.
Confronto dell’Italia con altri Paesi europei
L’Italia risulta nella fascia di padronanza «moderata» e si trova tra gli ultimi Paesi europei analizzati, con un punteggio riportato di 528 punti che la colloca dietro Spagna e Francia nella graduatoria europea.
Mentre i Paesi nordici e alcuni Stati dell’Europa centrale mostrano livelli «molto alti» o «alti» di competenza, l’Italia è in una fascia inferiore rispetto alla maggior parte delle economie UE più internazionalizzate.
Le nuove Indicazioni Nazionali per l’inglese (2025) puntano ad innalzare i livelli di competenza (obiettivi A1/A2 alla primaria, A2/B1 alla secondaria di primo grado) come risposta al ritardo rilevato a livello internazionale.
Cause del basso livello di inglese in Italia
- Formazione iniziale e continua debole: pochi percorsi mirati per insegnanti non madrelingua; aggiornamenti metodologici e digitali limitati.
- Scarso uso della lingua in classe: insegnanti che evitano l’uso sistematico dell’inglese per spiegare contenuti, riducendo input reale per gli studenti.
- Ore di insegnamento insufficienti: poche ore di lingua straniera nei cicli primario e secondario riducono la pratica attiva.
- Approccio didattico tradizionale: lezioni concentrate su grammatica, traduzione e esercizi scritti anziché comunicazione orale e comprensione autentica.
- Incoerenza curricolare: obiettivi, livelli e metodi variano molto tra regioni e scuole, creando discontinuità nell’apprendimento.

Esposizione reale e contesto sociale
- Bassa esposizione fuori dalla scuola: meno media, intrattenimento e opportunità sociali in inglese rispetto ad altri Paesi europei.
- Scarso uso dell’inglese nel lavoro e nei servizi locali: aziende e servizi pubblici spesso non richiedono o usano l’inglese, riducendo incentivo all’apprendimento.
Risorse e materiali
- Materiali poco autentici o aggiornati: libri e compiti spesso scollegati dall’uso reale della lingua; poche attività multimediali e digitali integrate.
- Accesso diseguale a strumenti digitali: differenze socio-economiche e territoriali incidono sull’accesso a piattaforme, corsi online e scambi internazionali.
Politiche e investimenti
- Investimenti insufficienti: finanziamenti limitati per programmi di lingua, formazione docente e scambi internazionali.
- Scarso coordinamento tra istruzione e mercato del lavoro: competenze richieste dal mondo professionale non sempre riflesse nei piani di studio.
Fattori culturali e motivazionali
Atteggiamento verso l’errore: forte avversione all’errore linguistico che scoraggia la produzione orale spontanea.
- Motivazione variabile: studenti senza obiettivi concreti di mobilità o lavoro internazionale mostrano meno impegno nello studio dell’inglese.
Conclusioni
Il divario con i primi in classifica è consistente e riflette differenze sistemiche nell’istruzione, nell’esposizione all’inglese e nell’internazionalizzazione economica delle varie nazioni.
Serve più formazione per docenti, più ore di pratica reale, uso sistematico di materiali autentici e opportunità di immersione linguistica.
Le riforme educative in corso mirano a migliorare i risultati sul medio termine, ma il confronto mostra che l’Italia ha ancora molta strada da fare per raggiungere i livelli dei Paesi migliori.
