Il 23 dicembre 2025 l’Unione Europea ha presentato un nuovo pacchetto di misure per aiutare il settore del riciclo della plastica, che oggi è in forte difficoltà. Secondo l’UE, la situazione è così grave da mettere a rischio gli obiettivi europei sul riciclo.
Perché il settore è in crisi
Negli ultimi anni il riciclo della plastica in Europa ha subito diversi problemi:
- Costi energetici molto alti, che rendono più costoso far funzionare gli impianti.
- Prezzi bassi e instabili della plastica vergine, che spesso costa meno della plastica riciclata.
- Domanda di plastica riciclata troppo veloce, spinta dalle norme UE: le aziende devono usare più plastica riciclata, ma il mercato europeo non riesce a produrne abbastanza.
Tra il 2021 e il 2023 l’Europa ha perso un milione di tonnellate di capacità di riciclo, perché molti impianti hanno chiuso o rallentato.
Un altro problema: le regole non sono uguali in tutta Europa
Oggi un materiale considerato “non più rifiuto” in un Paese può essere ancora classificato come rifiuto in un altro. Questo crea confusione e rende difficile vendere e usare la plastica riciclata in tutta l’UE.
Le piccole e medie imprese del settore sono quelle che soffrono di più.
Cosa propone la Commissione Europea
Per risolvere questi problemi, la Commissione vuole:
1.Regole uguali in tutta l’UE
Stabilire criteri comuni su quando la plastica riciclata smette di essere “rifiuto”. Obiettivi:
- facilitare la circolazione dei materiali riciclati
- garantire qualità e sicurezza
- ridurre la confusione normativa
Queste regole saranno fondamentali anche per il nuovo Regolamento sugli imballaggi, che richiederà più contenuto riciclato e imballaggi più facili da riciclare.
2.Nuove regole per il riciclo chimico
Il riciclo chimico serve per plastiche difficili o contaminate, che il riciclo meccanico non riesce a trattare.
La Commissione propone che:
- si usi il metodo del bilancio di massa per calcolare quanta plastica riciclata deriva dal riciclo chimico
- solo la parte che diventa nuova plastica venga conteggiata come “riciclata”
- la parte usata come combustibile non venga considerata riciclo
3.Più controllo sulle importazioni
Oggi non si sa con precisione quanta plastica riciclata venga importata e di che qualità sia.
Per questo l’UE vuole:
- codici doganali separati per plastica vergine e plastica riciclata
- più tracciabilità e controlli
- criteri più severi per evitare dumping ambientale (cioè importazioni a basso costo e bassa qualità)
4.Più tecnologia e monitoraggio
L’UE punta anche su:
- sensori
- sistemi digitali di tracciabilità
- monitoraggio della qualità dei rifiuti
per migliorare la gestione dei flussi di plastica.
Come si collega alle altre politiche UE
Questo pacchetto non è isolato: completa altre iniziative come:
la Direttiva sulle Plastiche Monouso
Il PPWR (nuovo regolamento sugli imballaggi), che entro il 2030 imporrà standard molto più severi su riciclabilità e contenuto riciclato
Le misure del 2025 servono a stabilizzare il mercato nell’immediato, in attesa del Circular Economy Act, previsto per fine 2026.

Conclusioni
Il nuovo pacchetto UE sul riciclo della plastica nasce per rispondere a una crisi profonda del settore, causata da costi elevati, concorrenza della plastica vergine e regole poco uniformi tra i Paesi europei. Le misure proposte puntano a:
- creare un vero mercato unico della plastica riciclata
- migliorare qualità, tracciabilità e controlli
- sostenere tecnologie come il riciclo chimico
- proteggere il mercato europeo da importazioni poco trasparenti
Il successo dipenderà da come Stati membri, imprese e istituzioni riusciranno a trasformare queste misure in un equilibrio tra tutela ambientale e sostenibilità industriale.
